Spazio Labo', Strada Maggiore 29, 40125, Bologna - Tel.3394534132

Uno sguardo contemporaneo

Uno sguardo contemporaneo

a cura di Spazio Labo ' | Centro di Fotografia

Spazio Labo’ | Centro di fotografia ha risposto all’invito della Cineteca di Bologna a curare una sezione della mostra Bologna Fotografata, proponendo una serie di progetti caratterizzati da un forte sguardo contemporaneo. Quattro sono gli autori che si susseguiranno per tutta la durata della mostra. La prima protagonista è stata Valentina D’Accardi: il suo progetto “Fiume”, storia personale che rivive lungo il corso del Canale Navile, è rimasto in mostra fino al 6 settembre 2017. Il secondo “sguardo” è stato quello del fotografo Jacopo Benassi con il progetto “Palazzo Bentivoglio” (7 settembre-6novembre 2017); come terzo “sguardo” abbiamo scelto Marcello Galvani, con la mostra “Che fare?” (6 novembre-4 dicembre 2017).

Il quarto”sguardo” è quello del fotografo Niccolò Morgan Gandolfi, con il progetto “Scollinare” che inaugurerà mercoledì 6 dicembre alle ore 18.30 presso il Sottopasso di Piazza Re Enzo; per l’occasione l’intera mostra “Bologna Fotografata” sarà a ingresso gratuito per gli amici di Spazio Labo’; per prenotare il proprio invito all’inaugurazione è necessario registrarsi su Eventbrite al link https://goo.gl/RW8MpR
“Scollinare” sarà visitabile fino al 15 gennaio 2018.

BOLOGNA FOTOGRAFATA | Tre secoli di sguardi
9 giugno 2017 – 5 febbraio 2018 | Sottopasso di Piazza Re Enzo
Dalla metà dell’Ottocento ai giorni nostri: gli sguardi dei fotografi sulla città
ORARI DI APERTURA MOSTRA:
lun-mer-gio-ven: 14 – 20
sabato, domenica e festivi: 10 – 20
BIGLIETTO
€6 Intero
€4 per i soci di Spazio Labo’ (presentare la tessera al momento dell’acquisto)
Maggiori informazioni, QUI.

I PROGETTI

Prossima inaugurazione: 6 dicembre | Niccolò Morgan Gandolfi

Ingresso gratuito per gli amici di Spazio Labo', registrazione obbligatoria

Scollinare
6 dicembre 2017-15 gennaio 2018

“Scollinare” di Niccolò  Morgan Gandolfi è il quarto dei quattro progetti curati da Spazio Labo’ all’interno di Bologna Fotografata.

Un percorso, un attraversamento invernale, l’auto viaggia senza traffico tra le colline del bolognese circumnavigando la città. Si parcheggia, talvolta si lascia il motore acceso così che il calore si preservi, ci si avventura a piedi e si seguono sentieri, si raggiungono colline, si discendono campi e si violano proprietà private.
La fotografia e il paesaggio, un’inscindibile comunione dove la luce svolge il ruolo principale, e in cui il mondo fisico viene registrato, selezionato, riprodotto. Il fotografo attraversa con lo sguardo il territorio facendo attenzione a dove mette i piedi, in un gesto che diviene un vero e proprio esercizio fisico, come il cacciatore e la preda. In questo progetto l’aspetto documentaristico si fonde con un’idea di bellezza, come se essa stessa fosse la guida dei nostri passi.
Ho voluto rispettare le vedute che si propongono all’autista, per offrire la possibilità di scegliere quale strada percorrere. Il viaggio che intraprendo è un percorso in cui decidono prima gli occhi che il sapere; la sequenza di un paesaggio familiare, una visione solitaria alle luci d’inverno, la macchina fotografica fredda tra le mani e il peso del fango sotto i piedi.
Le immagini esposte si alternano, dettano un ritmo, creano associazioni visive. Quando le fotografie sono numerose e si susseguono, fanno cinema; la musica in auto è la colonna sonora del film.
Le fotografie sono state scattate tra dicembre e gennaio del 2007/8. Con più di 300 scatti tra le mani (film 6×7), ho lavorato ad una presentazione che esponesse il non finito, ovvero lo stadio di ricerca, respingendo la compiutezza formale della singola immagine. L’installazione rimanda a una fase in cui le immagini sono ancora sparse sul tavolo, si creano insiemi e sottoinsiemi, si riuniscono, si dividono e inevitabilmente si pensa ad un libro.
Espongo, installati a parete, “tavoli” di lavoro in una fase ragionata, a selezione già avvenuta. Le immagini sono appese con puntine così che la fotografia divenga pagina libera di un libro inesistente.

Niccolò Morgan Gandolfi

Niccolò Morgan Gandolfi (Washington D.C., USA,1983) vive a Bologna.
Dopo aver frequentato la scuola professionale di fotografia Riccardo Bauer di Milano si è laureato in Arti Visive dello Spettacolo presso lo IUAV di Venezia. Nel 2009/10 ha vissuto a Los Angeles sviluppando un progetto di ricerca sulla natura urbana della città, il lavoro è stato recentemente pubblicato da Metropolis Books all’interno del volume Both Sides of Sunset: Photographing Los Angeles. Nel 2012 partecipa al workshop di S.Arienti presso il DOCVA a Milano. Nel 2013 partecipa alla residenza presso Viafarini, selezionato da M. Farronato. Ha collaborato presso l’editoriale Domus come fotografo di architettura. Ha realizzato diversi progetti di ricerca sul paesaggio su commissione sia pubblica che privata.

Che fare?
9 novembre-4 dicembre 2017

“Che fare?” di Marcello Galvani è il terzo dei quattro progetti curati da Spazio Labo’ all’interno di Bologna Fotografata. La mostra è a cura di Andrea Simi.

Marcello fotografa per vedere, dicendola con Winogrand, come le cose appaiono nelle fotografie, prendendosi cura dei soggetti come del medium, verso cui non nutre quella sorta di ingenuità che porta a sottovalutarne le capacità. Anzi, alla fotocamera si affida completamente, accettandone anche i limiti e gli intoppi purché favoriscano delle scintille di conoscenza generate in maniera autonoma e indipendente. Della specifica componente di provenienza meccanica non solo non diffida ma auspica il concorso.
Queste fotografie sono state prese a Bologna, quindi sono fotografie “di” Bologna, in una concezione di perenne incertezza fra esterno ed interno, fra foto dei luoghi e nei luoghi, fra diario privato e collettivo che caratterizza il suo lavoro, un tentativo di creare un archivio visivo della propria quotidianità minuta, una vicenda aneddotica personale che assume carattere universale proprio per il rispetto delle potenzialità e dei limiti del mezzo fotografico.
Si dice che un pregio della fotografia sia quello di condensare una storia o un avvenimento in un unico scatto che li riassume simbolicamente. A me questa dote è sempre sembrata fuorviante, se fosse così, se con un po’ di genio si potesse catturare la profondità delle cose, fotografare sarebbe un atto superficiale e noioso. Marcello lavora nel modo opposto, rallentando il corso degli eventi, espandendo i singoli momenti in frammenti da leggere e confrontare, intensificando l’atto del guardare, cercando quel poco di verità accessibile alla fotografia dove solo è: nell’inaspettato, nei piccoli fenomeni, negli “incidenti”.

Andrea Simi

Marcello Galvani (1975) vive e lavora a Massa Lombarda (RA). Ha studiato CTF (Chimica e Tecnologie Farmaceutiche) a Bologna dove ha abitato fino al 2006 e all’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Alcune sue fotografie fanno parte delle collezioni pubbliche del Museo MAXXI di Roma, del Fotomuseum di Winterthur, del Museo MAR città di Ravenna e della Fondation A Stichting di Bruxelles.
Ha esposto in mostre collettive fra le quali:
2010 – Landschaften, Stadtische Kaufthaus, Leipzig; Io Non Posso Entrare, a cura di Vanis Moro, Bologna; DocumentaryPlatform, a cura di M. Cera and F. Covre, Museum Maxxi.
2011 – Fotografia Europea, Reggio Emilia; Sembianze, a cura di Roberto Maggiori, Galleria d’Arte Moderna, San Marino; Le cose e il paesaggio, a cura di E. Turretti, Valcamonica.
2012 – Fin dove può arrivare l’infinito, A Luigi e Paola Ghirri, Linea di Confine, Rubiera.
2015 – Sono stato lì, a cura di S. Munarin and A. Pertoldeo, IUAV, Venezia.
2016 – Il mondo così come appare, a cura di A. Simi, UnosuNove Gallery, Roma; Qualsiasità, a cura di A. Dandini De Sylva, Fondazione Malaspina, Ascoli Piceno; Volti, a cura di Franco Bertoni, Imola.
2017 – Ways of Seeing, Large Glass Gallery, PhotoLondon.

Nel 2012 il Museo MAR di Ravenna ospita una sua personale curata da Silvia Loddo per la rassegna Critica in Arte.
Fra le altre mostre:
2007 – 14 fotografie, ex-Yil, Massalombarda.
2009 – 6×7, a cura di Luca Nostri, Hotel Ala d’Oro, Lugo.
2010 – Magnagallo Est, Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, Rubiera.
2012 – Rabazero, My Camera Gallery, Ravenna.
2017 – Eggs and Asparagus, Officina Margherita, Bologna.

Ha inoltre pubblicato i libri Queste sei fotografie, 2010; Di Palo In Frasca ed. del Bradipo, 2015, La molla è un motore Ed. Quinlan, 2016, Eggs and Asparagus ed. Skinnerboox, 2017.

Palazzo Bentivoglio
7 settembre-16 ottobre 2017

“Palazzo Bentivoglio” di Jacopo Benassi è il secondo dei quattro progetti curati da Spazio Labo’ all’interno di Bologna Fotografata. La mostra è a cura di Antonio Grulli.

Nell’ultimo anno Jacopo Benassi ha iniziato a trattenersi sempre di più a Bologna, dove lo hanno portato alcuni progetti ancora in fase di lavorazione. Proprio durante questo periodo sono nate le foto esposte in mostra. Sono state scattate durante un evento che si è tenuto a Palazzo Bentivoglio, uno dei più antichi palazzi del centro, nei giorni di Arte Fiera 2017. Il lavoro di Jacopo Benassi come fotografo non è, ovviamente, solo legato al modo in cui fotografa, ma anche alla scelta del soggetto. Il suo venire dalla scena delle sottoculture, sopratutto musicali, ha impresso in lui un tipo di attitudine che continua a essere il fulcro della sua visione. Il concetto di “scena” non ha a che fare solo con una specifica comunità, ma è stato da lui virato, in più di un’occasione, nel creare – o appropriarsi di – una vera e propria “scena”, nel senso di un luogo fisico che si fa dispositivo fotografico e in cui i suoi soggetti sono chiamati a performare in maniera più o meno consapevole per l’obiettivo. Da questa parte del suo lavoro sono emerse tutte una serie di fotografie di “spettatori”. Volti intenti ad osservare e ascoltare un avvenimento culturale o di riflessione intellettuale. Le foto in mostra fanno parte di questa serie. I soggetti ritratti nelle immagini erano arrivati a Palazzo Bentivoglio per ascoltare una discussione tra un importante scrittore e un artista di fama internazionale, ma l’oggetto della loro attenzione è presente solo in alcuni dettagli degli scatti. I veri protagonisti sono coloro che guardano, e che si fanno scena.

Jacopo Benassi, fotografo, collabora a Rolling Stone, GQ, Wired italia, ICON Panorama, Wired u.s.a, Riders, 11 Freunde, Crush Fanzine, Dapper Dan,Vice, Almaviva /Le Figàro, Gioia, Purple. Nel 2009 l’agenzia 1861 United gli pubblica una monografia monumentale, “The Ecology of Image”, nel 2011 apre “talkinass paper and records” e produce un magazine e dei cd live di artisti della scena underground internazionale, collabora con diversi registi come Paolo Sorrentino, Daniele Ciprì, Asia Argento. Vive e lavora a tra Milano e La Spezia.

2003 – 7ème QUINZAINE PHOTOGRAPHIQUE NANTAISE- Nantes con la Fondazione Italiana di Fotografia
2003 – Talento Fotografico Fnac 2003 curata da Laura Serani
2005 – Post-Photography CHANGING ROLE HOME GALLERY, NAPOLI curata da Eugenio Viola e Guido Cabi

2007 – Da von Gloeden a Pierre et Gilles/ Ideata da Vittorio Sgarbi In collaborazione con Eugenio Viola, Milano, Palazzo della Ragione
2009 – FotoGrafia, Festival Internazionale di Roma curata da Marco Delogu
2010 – No Soul For Sale – A Festival of Independents/ Le Dictateur – curatori Maurizio Cattelan e Massimo Gioni – TATE MODERN / Londra
2011 – Galleria Zelle Palermo Jacopo Benassi e Federico Pepe
2013 – FUCK TABOO curata da Carlo Madesani / Camera 16 Milano
2013 – CAMeC, Centro Arte Moderna e Contemporanea di La Spezia/ due visioni – Jacopo Benassi Cristiano Guerri curata da Francesca Cattoi
2013 – SI-FEST Festival di fotografia internazionale Savignano sul Rubicone Rimini
2014 – Spazio Carico Massimo/Livorno – A concept for a book made in Guangzhou, China, Personale curata da Carlo Madesani Camera16-Milano
2014 – SI-FEST Festival di fotografi internazionale Savignano sul Rubicone Rimini
2014 – Fotografia Europea – Reggio Emilia – Selfportrait- testo di: Francesco Macarone Palmieri (warbear)
2015 – SI-FEST Festival di fotografia internazionale Savignano sul Rubicone Rimini
2015 – Fotografia Europea – Reggio Emilia – curata da: Carlo Madesani Camera 16 Milano
2016 – DETOUR – Dapper Dan Magazine exposition – Athens
2016 – esce il libro “ Gli Aspetti irrilevanti” edito Mondadori lavoro a 4 mani con il Regista Paolo Sorrentino”
2017 – installazione fotografica al Club Salò di Parigi con Asia Argento

Antonio Grulli è nato a La Spezia nel 1979. Vive a Bologna. Critico d’arte e curatore indipendente, è membro permanente del board dello spazio Viafarini di Milano. Tra i suoi principali progetti ricordiamo “Sentimiento Nuevo” al MAMbo di Bologna, una ricerca sulla critica d’arte iniziata nel 2009 e terminata all’interno dell’accademia di belle arti HEAD di Ginevra, e la serie di incontri “La pittura è oro” presso Viafarini. Ha curato mostre quali: “Oggetti su piano” (Fondazione del Monte, Bologna), “Profanation – Ghenos Eros e Thanatos” (Galleria De Foscherari, Bologna), “Air Zaire” (galleria Francesca Minini, Milano), “Le leggi dell’ospitalità” (Galleria P420, Bologna), “In Full Bloom” (Galleria Raffaella Cortese, Milano), “La pelle” (all’interno dello spazio progettuale Codalunga di Nico Vascellari, Vittorio Veneto). Negli anni ha collaborato con Flash Art, ATP Diary, Artribune, Exibart, Cura Magazine, Mousse Magazine, Arte e Critica.

Fiume

“Fiume” di Valentina D’Accardi è il primo dei quattro progetti curati da Spazio Labo’ all’interno di Bologna Fotografata. 8 giugno – 6 settembre 2017. 

 

L’11 maggio 1972 a Bologna scompare Elsa Mengoli: ”Donna, 45 anni madre di tre figli”. Lo stesso giorno una telefonata anonima ai carabinieri segnala la presenza di un corpo nel Navile. Solo dopo otto giorni il cadavere verrà recuperato e identificato a Santa Maria Codifiume (FE). Grazie a una ricerca presso l’Emeroteca dell’Archiginnasio di Bologna è stato possibile reperire i quattro articoli de “Il Resto del Carlino” che descrivono la vicenda e mappare il viaggio del corpo. Quarantaquattro anni dopo, nel 2016, Valentina D’Accardi, nipote della donna, decide di ricostruire e ripercorrere lo stesso viaggio. Le fotografie che saranno esposte nella sezione curata da Spazio Labo’, identificate dalle coordinate relative al luogo dello scatto, sono il risultato di questa esperienza.

Valentina D’Accardi è nata nel 1985 Bologna, dove vive e lavora. Si laurea in Arti Visive, all’Accademia di Bologna. Nel 2016, con “Fiume”, vince il Premio SetUp per il Miglior artista Under 35, la Menzione d’Onore della Giuria per Premio Fabbri e viene selezionata per il festival Fotografia Europea di Reggio Emilia – Giovane Fotografia Italiana #04. Nel 2014 espone a Vie di dialogo/4, Museo della Città di Rimini in una doppia Personale con Silvia Camporesi. I suoi lavori sono stati selezionati come immagine ufficiale delle ultime due edizioni del Bellaria Film Festival. Il libro fotografico “Fiume” è uscito nel 2016 per Danilo Montanari Editore.

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