Spazio Labo’ – Centro di fotografia | Strada Maggiore 29 | Bologna

 

 

MARTINA CICONTE

Madri d’argilla è un racconto visivo che intende evidenziare il ruolo dell’ambiente nella formazione dell’individuo.
Mi sono sempre sentita profondamente legata al luogo in cui sono nata e cresciuta e sono tutt’ora consapevole che la cultura calabrese ha influenzato e delineato il mio modo di essere. Questa consapevolezza mi ha portato a interessarmi alle complicate dinamiche interne che abitano questi luoghi sviluppando in maniera contemporanea un forte timore che le esperienze a loro connesse possano andare perdute.
Nel suo articolo di geografia culturale, Giuseppe Dematteis, parla del territorio come un nodo in cui informazioni interne ed esterne vengono continuamente rielaborate per formare l’identità di un luogo grazie alla quale la popolazione attribuisce un valore alle cose condividendone la valenza.
A partire da questo assunto teorico, prendo come caso esempio il ruolo svolto dai calanchi nella comunità del mio paese, Cutro. Fin dalla sua nascita, gli abitanti hanno potuto servirsi dei calanchi in quanto risorsa alimentare, commerciale e terapeutica; ma ha svolto principalmente un ruolo sociale come luogo di incontro e di svago per bambini e ragazzi.
Il particolare legame tra passato e presente è rappresentato dai metodi di fruizione del territorio che sono stati tramandati e rielaborati come giochi. Le piante, una volta indispensabili alla sopravvivenza, diventano armi per duellare, tesori da scovare e sensazioni da provare.

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